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Storia

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Curiosità monzesi

  • Sabato 28 Giugno 2008 19:31
  • Scritto da Administrator

Miracolo del mantello        

Durante un'inondazione avvenuta nel 1177, il fiume Lambro uscito dagli argini arrivò a lambire l'Ospedale dei poveri fondato da San Gerardo, impedendovi l'accesso e rendendo pericoloso restare nell'edificio. Gerardo accorse, pose il suo mantello sulle acque e salitovi sopra riuscì a passare da riva a riva incolume. Ordinò poi che le acque si calmassero di fronte alla sofferenza degli infermi e il fiume si acquietò di colpo. E' consuetudine per i monzesi, ogni 6 di giugno, porre le statue di San Gerardo sull'acqua del Lambro, rievocando il miracolo del mantello.

Miracolo delle ciliegie         

Spesso San Gerardo è raffigurato in statue ed illustrazioni con un bastone di ciliegie in mano. Questo fatto risale ad un miracolo, a lui attribuito, avvenuto presso la basilica di San Giovanni. Il santo, in pieno inverno, chiese agli Ostiani di poter restare di notte nella chiesa a pregare, promettendo in cambio un canestro di ciliegie fresche. La mattina seguente il miracolo avvenne, tra lo stupore di tutti.

Miracolo del grano        

Durante una crudele carestia che colpì la zona dove sorgeva l'Ospedale dei poveri fondato da San Gerardo, tutte le provviste si esaurirono presto, lasciando botti e granai vuoti. Alla grande richiesta di viveri dei supplicanti e degli affamati, San Gerardo ordinò ai suoi conversi, di ritorno dai magazzini vuoti, di continuare la distribuziuone di cibo. Miracolosamente, di fronte all'incredulità dei conversi, granai e botti erano di nuovo pieni fino all'orlo.

La Chiesa di Monza 
       

In territorio di rito religioso ambrosiano, il clero monzese adotta invece quello romano, in quanto la regina longobarda Teodolinda, cattolica ma seguace dello Scisma dei Tre Capitoli (in contrasto col Papa e l'Arcivescovo di Milano) volle seguire il rito del patriarca di Aquileia e poi quello romano. Neppure i tentativi di San Carlo Borromeo, nel XVI secolo, riuscirono a portare il rito ambrosiano a Monza e ancora oggi l'Arciprete di questa città si distingue in costume e privilegi (scorta armata di alabardieri) da tutto il clero della diocesi.

Affreschi degli Zavattari    
    

Nella cappella di Teodolinda, all'interno del Duomo di Monza, la famiglia di artisti Zavattari dipinse nel 1444 il famoso ciclo di affreschi incentrato sulla corte longobarda, importante documento di arte tardogotica lombarda a tematica cortese. Impreziosita dalla tenuità e delicatezza dei colori, su paesaggi senza sfondo, si manifestano banchetti, cacce, cortei, funerali, parate e ambascerie. Teodolinda si muove col suo seguito tra cavalieri, dame, guerrieri, cavalli e cani, in uno spaccato di moda, lusso e raffinatezza di corte barbarica in cui il tema laico diventa quasi cronaca frammista di fiaba e leggenda.

Il Tesoro del Duomo di Monza    

     
Il Tesoro del Duomo di Monza, costituito di preziosi oggetti d'epoca longobarda, è ciò che rimane a seguito delle confische di oro e argento avvenute nel 1796, per le spese di guerra necessarie a Napoleone Bonaparte. Molti manufatti vennero fusi e persi per sempre (in particolare l'antica croce istoriata con bassorilievi storici). Sempre Napoleone, per arricchire la Biblioteca Nazionale di Parigi, ordinò il trasferimento di un'altra parte del Tesoro, comprendente le corone di Agilulfo e Teodolinda, la Tazza di Zaffiro, dittici ed Evangeliario. Nel 1816 molti oggetti furono restituiti, ma andarono perse la corona di Agilulfo in oro e gemme (rubata e fusa dal ladro Charlier nel 1804) e il prezioso Evangeliario. Attualmente il Tesoro comprende la Corona Ferrea, la Tazza di Zaffiro, la Croce e Corona di Teodolinda (un cerchio d'oro gemmato con croce greca), la Croce di Berengario (cosparsa di perle e gemme), calici in argento, reliquiari, ampolle provenienti dalla Terra Santa e altri preziosi manufatti.

La Corona Ferrea
        
La Corona Ferrea è il cimelio più famoso del Tesoro del Duomo, cosiddetta dalla lamina di ferro che gira nel suo interno. Undici imperatori, dall'888 al 1838, la cinsero sul capo. La Corona è un gioiello bizantino formato da sei pezzi legati da cerniere girevoli e adattabili alle varie misure di testa, in oro puro e fregiato di 24 gemme e pietre dure. La leggenda vuole che l'imperatrice Elena, madre di Constantino, avesse portato dal SAnto Sepolcro due chiodi serviti alla crocifissione di Cristo e che uno di questi sarebbe diventato la lamina di ferro della Corona. Dopo il 1848 la Corona passò di mano in mano e di corte in corte, in un avventuroso viaggio tra Austria e Italia, fino a tornare a Monza nel 1868.

La Tazza di Zaffiro    
    

La Tazza di Zaffiro è il cimelio più antico del Tesoro del Duomo di Monza. Si tratta di una coppa su piedistallo d'oro (del 1490), un tempo forse fornita di due anelli per poterla prendere con entrambe le mani (tradizione vuole che la coppa fu offerta da Teodolinda allo sposo Agilulfo dopo che ella stessa vi ebbe bevuto). Molti archeologi francesi sono dell'opinione che la coppa non sia una gemma, poichè nel XII secolo il vetro blu veniva chiamato saphir. La Tazza di Zaffiro fu usata nel brindisi solenne per le incoronazioni di Napoleone I e Ferdinando d'Austria.

Il Pozzo della Spagnola        


Presso la porta d'accesso della cinta del parco di Santa Maria delle Grazie è visibile lo sportello di un antico pozzo, così chiamato poichè una giovane ragazza spagnola, vittima di un amore contrastato, scelse di gettarvisi annegando (1600).

I Ponti del Parco di Monza

         
All'interno del recinto del Parco di Monza, sul corso del fiume Lambro, esistono cinque ponti. Il primo, all'ingresso del fiume, è utilizzato non come accesso viario, ma per sostenere le cancellate di chiudimento. Segue il Ponte del Bertoli, dal nome di colui che procacciò i fondi contigui, il Ponte Della Cavrigia, su cui corre il viale omonimo, il Ponte delle Catene, cosiddetto poichè i parapetti sono costituiti da colonnine di granito unite da catene di ferro, e infine il ponte sotto il quale il Lambro esce dal Parco, anche questo destinato a sostenere le cancellate di ferro che impediscono la comunicazione tra dentro e fuori.

Lo Stemma di Monza        

L'antico Stemma di Monza raffigura una Luna crescente di bronzo dorato con un semicerchio al mento su campo bianco. Bonincontro Morigia, secondo lo storico del Settecento Frisi, così illustra il significato simbolico dell'immagine: il campo bianco rimanda al Sole, nella figura del Papa, la Luna rimanda invece all'Imperatore. Questi due lumi, Sole e Luna, possiedono l'uno il giorno e l'altro la notte, allo stesso modo devono esserci al mondo due signori, l'uno che curi le cose spirituali, l'altro quelle temporali, cioè Papa e Imperatore, che manifestano così il loro potere in Monza.

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Storia di Monza

  • Sabato 28 Giugno 2008 18:17
  • Scritto da Administrator
Origini di Monza

La città di Monza sorse nei suoi primitivi insediamenti abitativi lungo le rive del Lambro, abitate allora da stirpi celtiche romanizzate attorno al 50 a. C. durante le campagne di Cesare. Il nome, pur nel contrasto di varie teorie, dovrebbe essere la risultante dell'antica Modicia (Modoicum, Moedicia, Modoetia, Monscia) o Maguntia, da cui presto Munscia e Monza. Prima castrum e poi vicus romano, con abitanti dediti alla pastorizia e all'agricoltura, Monza fornisce reperti archeologici tali da poter affermare una sicura civiltà romana: ponti, acquedotti, strade e loro antiche denominazioni lo testimoniano (basti pensare all'antico Ponte di Arena in cotto e serizzo, lungo 70 metri e largo 4, ora sostituito da Ponte dei Leoni). L'avvento delle orde barbariche vede presto la cittadella divenire sede estiva di imperatori, l'ostrogota Teodorico tra i primi, che ne fece Palatium Magnum.

Monza sotto i Longobardi

L'arrivo dei Longobardi nel territorio di Monza (568) corrisponde ad un periodo di grande splendore. Autari, e soprattutto sua moglie, la regina Teodolinda, rendono Monza un centro politico, culturale e religioso di primaria importanza. Il secondo marito della regina, Agilulfo, viene da lei convertito al cristianesimo grazie all'influenza di Gregorio Magno. Teodolinda fece innalzare nel 595 la Basilica di San Giovanni Battista, ora Duomo, dove nel 603 avvenne il battesimo del figlio Adaloaldo e dove è conservata la sua cripta e altri preziosi tesori, tra cui la famosa Corona Ferrea. La regina dei Longobardi fu molto benvoluta dai monzesi e ricordata ancora oggi con devozione per la sua munificenza e bontà. Morì nel 625.

Monza sotto i Franchi

I Franchi portarono la città di Monza a ulteriori fasti, contribuendo grandemente al suo sviluppo e progresso. Berengario I cinse la corona imperiale nell' 888. Sembra certo che fu proprio la Corona Ferrea ad essere posata sul suo capo per la prima volta, avviando una tradizione di incoronamenti che giunge sino al 1848 (Ferdinando d'Austria fu l'ultimo sovrano di una serie che comprende Federico Barbarossa, Carlo V e Napoleone). Berengario favorì la Chiesa con grandi concessioni, morendo nel 924. Monza è fornita di castello e di nuove chiese. Ottone III nel 995 dichiara la città sede imperiale, capo della Lombardia e del governo ("Est Sedes Italiae Regni Modoetia Magni"). Tale preferenza è alla causa delle future ostilità con la vicina Milano.

Monza in Età Comunale

 L'arrivo dell'imperatore Federico Barbarossa, nel XII secolo, riscattò Monza dalla sudditanza del più potente comune di Milano, geloso della sua autonomia e splendore (era sede dell'incoronazione di sovrani). Città prediletta dal Barbarossa, che vi scese due volte (nel 1158, quando elegge la città a "sedes regni Italici", e nel 1163, dopo la distruzione di MiIlano per mano sua), Monza continua a prosperare e ad accrescersi in prestigio (vengono erette le prime mura). La sua importanza, soprattutto economica, si basa sull'artigianato, in special modo sulla lavorazione della lana. Viene costruito l'Arengario, simbolo di potere politico. Ma la partenza del Barbarossa alle Crociate e la sua morte causa la perdita dell'indipendenza di Monza, riassogettata a Milano nelle lotte comunali. Anche Monza fu soggetta alla divisione tra guelfi (Magantelli) e ghibellini (Stratoni). Dapprima prese le parti dei Torriani (1274) poi fu assediata da Ottone Visconti (1278).

Monza tra Torriani e Visconti

Durante le lotte intestine tra le due famiglie milanesi dei Torriani e Visconti (XIV secolo) Monza sceglie prima di appoggiare i secondi, poi, nel 1312, di diventare ghibellina. Nel 1322, durante gli scontri tra guelfi e ghibellini, Monza è occupata e saccheggiata, ripresa dai guelfi che ne fecero una base contro i Visconti, poi nuovamente alla mercè dei ghibellini nel 1324, dopo otto mesi di assedio. Vengono realizzate grandi opere di difesa, tra cui il castello e la biforcazione del fiume Lambro al centro della città. Galeazzo Visconti fa erigere la Torre Viscontea a scopi difensivi, in seguito tramutata in terribile prigione nota col nome di "forni" e destinata ad accoglierlo con tutta la famiglia, prima della liberazione del 1328. Arte e cultura però non vengono meno in tempi di lotte tra signorie: Matteo da Campione realizza la facciata del Duomo, sorgono le Chiese di Santa Maria in Strada, Santa Maria del Carrobiolo e San Maurizio.

Monza sotto gli Sforza

Le lotte tra Milano e Francesco Sforza vedono Monza assediata due volte da quest'ultimo. La città si arrese al condottiero nel 1449. Sua moglie Bianca Maria Visconti, ben propensa al progresso artistico, assicura a Monza prosperità nonostante le guerre e la pestilenza. Gli Zavattari affrescano la serie pittorica dedicata a Teodolinda nella cappella del Duomo, Pellegrino Tibaldi progetta il Battistero e il campanile del Duomo. A Bianca Maria successero i signori Galeazzo Maria Sforza e Gian Galeazzo, sotto la reggenza di Bona di Savoia. Monza venne poi concessa come signoria personale a Ludovico Sforza, che la passò a Carlo I e poi da Francesco di Francia ad Arthur Goufier, fino alla dominazione spagnola.

Monza sotto gli Spagnoli

Francesco II Sforza concede la città di Monza allo spagnolo Antonio de Leyva e ai suoi discendenti (cui apparteneva la celebre Monaca di Monza di manzoniana memoria). Il "sieglo d'oro" degli spagnoli si tradusse per Monza in una grave pestilenza che decimò la popolazione. Il fiume Lambro venne utilizzato per i primi insediamenti industriali: le pale dei mulini azionate dall'acqua favorirono il sorgere di lanifici e setifici, che raggiunsero presto il primato produttivo, mantenuto per due secoli. Gli spagnoli tennero Monza sino al 1648, cedendola poi per 30.000 ducati d'oro al banchiere milanese Giovan Battista Durini, che inaugurò un periodo di rinascita economica e culturale fino al 1796.

Monza sotto gli austriaci

L'avvento degli austriaci portò al culmine il periodo di rinascita di Monza, si svilupparono artigianato e agricoltura, fiorirono le prime ville monzesi (Villa Brambilla, Villa Pertusati, Villa Rampini, Villa Ubaldi etc). Maria Teresa d'Austria fa costruire nel 1777 la splendida Villa Reale mentre l'architetto Piermarini edifica anche il Teatro Arciducale, distrutto da un incendio nel 1802. L'attività tessile tocca il suo massimo sviluppo con il sorgere di molte filande ed opifici.

Monza tra Ottocento e Novecento

Napoleone provoca la dispersione di parte del Tesoro del Duomo, riconvertendo parecchi edifici a carattere religioso. Monza viene finalmente dichiarata città nel 1816, prende in seguito parte ai moti d'indipendenza e vede incrementare la nascita di nuove industrie. Nel 1841 si inaugura la ferrovia Milano - Monza, la prima costruita nel nord Italia, e molte strade verso la Svizzera, che costituiscono simboli di grande importanza negli scambi commerciali con l'Europa. Nasce la prima Camera del Lavoro d'Italia e re Umberto I, salito alla reggenza nel 1878, sceglie Monza come residenza estiva e di campagna, alloggiando nella Villa Reale. Sul vialone antistante il palazzo, il 19 luglio 1900, viene ucciso dall'anarchico Gaetano Bresci: nel luogo dove cadde ora sorge il suo mausoleo con Cappella Espiatoria, innalzato dagli architetti Sacconi e Cirilli. In onore della regina Margherita, Monza presenta uno stile architettonico liberty, con motivi floreali che rimandano spesso alla margherita. L'assetto urbano muta nel ventennio fascista (Palazzo Municipale) e nel 1922 si costruisce il celebre Autodromo, che rende Monza famosa in tutto il mondo.